#traveldiary :: It’s winter again in #London

Arriva un momento in cui chiudi gli occhi e semplicemente salti. Su un materasso, in una pozzanghera, nel vuoto con una corda elastica legata alle caviglie. Semplicemente ti godi l’adrenalina, il momento in cui stacchi i piedi da terra pensando “perché no?”.
Tutto questo si è concentrato in un giorno di inizio giugno, quando tutto sembrava ridursi al fallimento del colloquio di ammissione alla Central Saint Martins.
Quando una mia cara amica, alla quale pagherò da bere ogni volta che la incontrerò, mi parlò della Goldsmiths University e mi suggerì di cercare un Master adatto a me e di non arrendermi. Mai. Che c’è sempre un piano B, e anche C, nonostante i fallimenti e che dovevo investire sul mio futuro. E che potevo avere di più del lavoro che adoravo da Zara.
Così l’ho trovato, quel Master. Mi sono iscritta, ho saltato, ho spedito i documenti e ho aspettato qualche giorno, finché non mi hanno chiamata per un colloquio. Una chiacchierata informale sui miei progetti passati e futuri, sulle mie opinioni sulla moda, sul Made in Italy, sulla moda sostenibile.
Poi ho aspettato 25 giorni, esattamente il momento in cui quando salti poi cominci a scendere e lo stomaco ti si ritorce, come quando sei sulle montagne russe e oltrepassi la curva che dalla salita va alla discesa, ripidissima.
Così ho cominciato a scendere giù, veloce, e sto ancora scendendo, velocissima.

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Travel Diary :: When #London speaks to you

“Go through these city lights 
You don’t recognize 
Cause you don’t belong here 
You don’t belong here 
But here you found his heart 

Fight for what you want 
You got to take care 
Look after your sisters your brothers 
It’s such a small world 
They keep saying 
Such a small world 
But it’s enough to feel lost 
And wander without love 
Think without a heart 
And survive without a soul.”

Elisa – City Lights

 

Stasera ero a festeggiare un compleanno ad Holborn con degli amici. Dovevo tornarmene a casa ad un orario decente, prendendo il 172 da Waterloo Bridge, attraverso Elephant&Castle e giù fino a New Cross, dove vivo ora. Un tragitto di 40 minuti scarsi, ma che non avevo in realtà voglia di fare.

Accade sempre quando sono su un ponte. A piedi, in autobus, in taxi, sul treno diretta a Cannon Street. Alzo gli occhi dalla mia playlist e sento la voce di Londra, qualsiasi cosa io stia ascoltando. E’ come se ricominciassi a respirare, come se sentissi un gran sollievo, una sensazione strana.
Così è stato stasera. Dovevo attraversare Waterloo Bridge per andare alla fermata, ma il Tamigi mi ha fermata. Ero esattamente a metà tra le due parti di Londra che più mi piacciono: A Ovest Vauxhall e Westminster, a Est London Bridge e Canary Wharf. Mi sono fermata rapita dalle luci della City, dallo Shard che spariva tra le nuvole e le illuminava, dalla fila interminabile di auto e bus nella via sottostante, dalla cupola di Saint Paul. Camminavo lungo il ponte verso il River Side che porta a Southbank e a Tower Bridge, una passeggiata bellissima e rilassante in mezzo agli alberi con le luci bianche e blu.
Guardavo quelle luci, guardavo lo skyline metropolitano mentre facevo zapping su Spotify in cerca della canzone adatta e intanto ascoltavo.

E’ davvero strano come ti parla Londra. Senti una vocina che ti urla “Guarda dove accidenti vivi!”, tutto sembra più luminoso, più bello, ti fa sentire forte, padrone del mondo e con la voglia di ribaltare tutto. “Guarda cosa ti sto dando mentre tu, ingrata, te ne vuoi andare, mi vuoi lasciare. Io ti sto donando la mia essenza, ti spalanco le porte del mondo, ti tempro le ossa, guarda dove stai passando il tuo tempo!”
E’ come un’innamorata disperata, Londra. Una di quelle giovani donne pronte a tutto, che ti danno tutto, anche ciò che non ti meriti, che ti fanno vedere cos’ha di bello, che disperatamente vuole farsi amare. E’ una giovane donna che sa anche quando essere dura e cattiva, chiuderti le porte in faccia, gettarti nei bassifondi tra spazzatura e fish&chips di dubbia provenienza, ti sputa indietro al tuo Paese, perché nonostante ti abbia donato il mondo, tu non sei stata in grado di vederlo e di coglierlo.
Per questo Londra ti parla solo quando sei su un ponte. Ti urla e ti sbatte addosso tutta se stessa al meglio, poi sta a te decidere se andare avanti o tornare indietro, sconfitta.
Sul ponte l’aria è fresca, il cervello respira dopo aver passato i giorni in mezzo a strade strette, traffico, smog, passanti, rumore. Se ti concentri senti solo il rumore dell’acqua, il gong del Big Ben e la sua voce.

London’s calling.
Goodnight.

 

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Review :: Opificio 77

Ci sono artisti di cui è impossibile non parlare, dove la creatività è talmente prorompente da lasciarti a bocca aperta ad ogni nuovo progetto realizzato.
E’ quello che mi succede quotidianamente con i meravigliosi orecchini realizzati da Giada Zampar nel suo laboratorio multidisciplinare Opificio77 (Gradisca d’Isonzo, Gorizia). Laboratorio che nasce solo nel 2009 a seguito di un drastico cambiamento lavorativo di Giada, che da disegnatrice in uno studio di architettura è passata all’artigianato, riscoprendo saperi e passioni giovanili da tempo assopiti.
In Opificio77, parola che deriva da opificium, laboratorio all’interno del quale avviene la trasformazione della materia prima in un prodotto finito mentre il 77 indica semplicemente il numero civico del laboratorio, si lavorano a tanti progetti contemporaneamente: dalla creazione degli orecchini in tecnica soutache alla modernizzazione di vecchi mobili impiastricciandosi le mani di pittura e colla, si passa dal restauro alla decorazione pittorica e alla moda con la creazione di bijoux sartoriali assolutamente bellissimi.
E’ proprio degli orecchini che vorrei parlarvi. La tecnica soutache è una tecnica molto particolare nata dalle ricamatrici dell’Est Europa la quale dà la possibilità di combinare moduli in infinite forme, accostamenti di colore e di giocare con perle, pietre dure e cristalli, in una continua ricerca dell’equilibrio fra elementi e stile personale.
Giada sforna orecchini nuovi quasi ogni giorno e quasi ogni giorno mi ritrovo a dirmi “oh che bello questo! Che bello quest’altro! Oh che meraviglia!”, perché mi è impossibile non apprezzare la creatività di una giovane donna che si è reinventata con un gusto estetico davvero delicato.
Vi lascio alla gallery e al link di Pinterest dove potrete vedere altre creazioni di Giada. Ne vale davvero la pena!

http://it.pinterest.com/opificio77/o77-bijoux/

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Il paio che mi vedete indossare qui mi è stato regalato da un’amica per il mio compleanno e non è favoloso come si sposino benissimo con il mio cappotto? E vi dirò di più, ogni volta che li indosso ricevo sempre moltissimi complimenti a riprova di quanto siano particolari e d’effetto!

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