#traveldiary :: It’s winter again in #London

Arriva un momento in cui chiudi gli occhi e semplicemente salti. Su un materasso, in una pozzanghera, nel vuoto con una corda elastica legata alle caviglie. Semplicemente ti godi l’adrenalina, il momento in cui stacchi i piedi da terra pensando “perché no?”.
Tutto questo si è concentrato in un giorno di inizio giugno, quando tutto sembrava ridursi al fallimento del colloquio di ammissione alla Central Saint Martins.
Quando una mia cara amica, alla quale pagherò da bere ogni volta che la incontrerò, mi parlò della Goldsmiths University e mi suggerì di cercare un Master adatto a me e di non arrendermi. Mai. Che c’è sempre un piano B, e anche C, nonostante i fallimenti e che dovevo investire sul mio futuro. E che potevo avere di più del lavoro che adoravo da Zara.
Così l’ho trovato, quel Master. Mi sono iscritta, ho saltato, ho spedito i documenti e ho aspettato qualche giorno, finché non mi hanno chiamata per un colloquio. Una chiacchierata informale sui miei progetti passati e futuri, sulle mie opinioni sulla moda, sul Made in Italy, sulla moda sostenibile.
Poi ho aspettato 25 giorni, esattamente il momento in cui quando salti poi cominci a scendere e lo stomaco ti si ritorce, come quando sei sulle montagne russe e oltrepassi la curva che dalla salita va alla discesa, ripidissima.
Così ho cominciato a scendere giù, veloce, e sto ancora scendendo, velocissima.

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Oggi è il 17 Gennaio 2015 e mi sembra allo stesso tempo di aver iniziato questo Master un anno fa e ieri.
Ecco perché questo blog è rimasto fermo a metà ottobre. Non riuscivo a trovare le parole che andassero veloci come il tempo che passava, non riuscivo a trovare l’ora giusta per sedermi e scrivere, perché avevo semplicemente troppi input da tenere a bada, troppe cose nuove da raccontare in un post da 1000 parole e 2000 fotografie, troppe emozioni da cercare di tradurre in parole.
Oggi, invece, sono qui a scrivere di getto perché sono riuscita a ritagliarmi una giornata solo per me, lontana dai libri e dalla biblioteca. Ho consegnato il progetto per il secondo esame, sto lavorando al terzo progetto, ma questo weekend è libero, per me.
Così ho deciso di scrivere di nuovo, come buon proposito del 2015.

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Cosa vi piacerebbe sapere? Sulla mia Pagina Facebook, a cui sto dedicando tutte le mie attenzioni, vi avevo posto la stessa domanda in occasione del 5° compleanno di Airali’s Passion e vi avevo proposto alcune idee che potete leggere tranquillamente cliccando su questo link.

Potrei iniziare proprio dal 5° compleanno, ma poi a che servirebbe il post apposito, tra una decina di giorni?
Potrei raccontarvi di questo famigerato Master’s Degree in Fashion, ecco.
Sempre sulla Pagina, ogni tanto, vedete comparire libri di sociologia, tessuti, telai, disegni.
Sto imparando un sacco di cose nuove qui, i miei colleghi del nostro Dipartimento di Design che frequentano altri indirizzi legati, appunto, al Design (tipo Design Education, Metadesign and Design Future, Interaction Design, Critical Design) sono altamente competenti, creativi e curiosi, nel nostro Studio dove ognuno di noi ha una propria scrivania, c’è sempre qualcuno che crea qualcosa, ci si scambia sempre pareri ed opinioni, ci si chiude in cucina a bere litri di the caldo, si organizzano workshop in cui si ricreano sedie smantellando sedie esistenti e ricomponendole a piacere, si chiacchiera, si esce tutti assieme per una birra post-lezioni. E’ un ambiente pieno di ispirazioni e in cui ognuno può dare il suo contributo, perché è ben accetto, è un mattoncino in più che può essere utile nella crescita creativa di ognuno di noi.

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Il motto del mio Dipartimento è “Design through making” e, aggiungo, “There’s no right or wrong. There’s just making”, motto(i) che rispecchiano esattamente quello che stavo cercando. Perché non capivo perché quello che facevo non andava bene, non veniva capito al 100% e i miei progetti venivano svalutati. Qui sto imparando che invece tutto va bene, perché fa parte di me e della mia personalità. Quello che è importante è avere un metodo di ricerca, che è una delle cose su cui l’Università è più rinomata: sto frequentando un corso che durerà per tutto l’anno, che raggruppa tutti gli studenti del Master in Design (tra cui anche il mio indirizzo Fashion), dedicato esclusivamente alla metodologia di ricerca. Un corso cazzuto, se mi passate il francese, il cui esame finale prevederà un Independent Research Project in cui in 12.000 parole dovremo illustrare dei metodi di ricerca che, da quello che ho capito (…), dovranno essere collegati al progetto di tesi.
Solo al pensiero della tesi mi viene la tremarella alle ginocchia.
Ma insomma, come si suol dire: quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare.

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Insomma, oltre ai corsi di Fashion e di ricerca obbligatori, devo seguire anche due corsi opzionali. In realtà posso seguire tutti i corsi che voglio, abbiamo un sistema bellissimo che si chiama Virtual Learning Environment dove ogni studente di qualsiasi corso e facoltà ha il proprio profilo e può cercare qualsiasi corso gli interessi, iscriversi e seguirlo indirettamente seguendo le letture settimanali e gli appunti che vengono eventualmente caricati. Insomma, ho dei corsi opzionali obbligatori da seguire: il primo è stato un corso di Sociologia, interessantissimo, per cui ho appena consegnato il progetto d’esame; il secondo si chiamerà Entrepreneurial Modelling, per gli amici EM, in cui dovremo imparare a fare un piano business per un qualsiasi progetto in mente.
Roba grossa, io che con l’economia e il marketing non ci sono MAI andata d’accordo.

Quindi la mia mente e le mie energie sono incanalate in questo Master da cui spero di uscirne viva, ora vorrei cercarmi anche un lavoro part-time, quindi spero mi perdonerete se non sono stata attiva qui negli ultimi tre mesi.
Però la Pagina Facebook è cresciuta molto, c’è molta attività e cerco di pubblicare più spesso che posso, cercando di capire cosa vi piace veder pubblicato. E’ una bella soddisfazione!!

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E così, eccovi raccontato come passo le mie 50 ore universitarie settimanali, ora più ora meno.

Londra sta diventando sempre più familiare e ormai, quando vedo le sue vie trafficate in televisione, penso sempre più spesso che è casa mia e che quelle vie le frequento pure io. Ognuno ha bisogno del suo proprio tempo per ambientarsi.
In ogni caso, questo è un sogno che si avvera, uno dei tanti, e chissà quali porte mi aprirà tra una decina di mesi!

Però quel tuffo, quel salto, l’ho fatto un anno e mezzo fa, comprando il biglietto di sola andata. Sto ancora scendendo velocissima, prima o poi la velocità rallenterà e mi stabilizzerò su un rettilineo lungo, lunghissimo. E lì mi sentirò finalmente realizzata.

E voi, che salti avete fatto nella vostra vita? Nessuno? Bè, non pensate sia il caso di iniziare? 🙂
Buonanotte, o buongiorno!

 

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ilariaminiussi

She's italian, she lives in London, she got red hair, she's a fashion designer but she's not a fashion blogger. She writes about her passions, she dreams about Love and she do loves travel, fashion and italian wine&food.

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